Bizzarre Goetia
LORENZO SANTORI
Il progetto prende vita da un’attenta ricerca sul sistema ospedaliero e medico in epoca vittoriana.
Immergendomi nei panni di un probabile paziente, documentandomi su reperti giunti fino a noi, sono giunto alla prima conclusione, ovvero che la figura del medico veniva vista soprattutto demoniaca e non come un “guaritore positivo”. Il progresso delle conoscenze empiriche, prima legate alla superstizione, portò a punti di svolta come la scoperta di nuovi vaccini, accantonando così l’uso di sostanze considerate al giorno d’oggi stupefacenti che, spesso e volentieri, provocavano allucinazioni al paziente deformando anatomicamente le figure che gli si presentavano davanti. L’elemento demoniaco di questa prima parte mi ha portato ad individuare uno dei primi materiali usati nella collezione che è la bio plastica. Seguendo la descrizione dantesca del Lucifero nella divina commedia, ho cercato di ricreare una texture che ricordasse il tessuto umano da introdurre nell’accessorio per ricordare un demone guida. Proseguendo l’indagine del progetto si arriva in questo modo allo studio delle prime illustrazioni anatomiche di vivisezione del corpo umano, le quali mi hanno aiutato nello sviluppo di texture, forme e volumi personali, facendo ricerca anche attraverso le decadi di suddetti illustratori che ne hanno segnato l’epoca. Negli anni 50 frank Netter dominava in tutti i libri di medicina con le sue illustrazioni anatomiche, ed è proprio questo artista che mi ha fatto riflettere sul valore primordiale dell’illustrazione, la quale serve principalmente alla chiarificazione di un soggetto e che forse può ritenersi nulla se non può risolvere problematiche mediche. A mio parere, l’illustrazione medica stimola una forte reazione emotiva e gli artisti di oggi ne hanno capito la potenza ricreando un equilibrio che varia tra tecnica e l’idea, reinterpretando l’anatomia per conoscere noi stessi.
Fernando Vicente, artista odierno, si approccia molto all’idea di Netter riguardo l’illustrazione medica riprendendone appunto gli elementi per poi catapultarli nel corpo femminile, rivestendolo di una forte sensualità e carica erotica.
Il “melt in pot” di questi due artisti ha aiutato ad individuare una figura femminile di riferimento per lo sviluppo della collezione, che, in questo caso è Bettie Page con tutta la sua aura misteriosa che aleggia intorno a lei fin dai primi esordi, ritenuti scandalosi dalla stampa. La presa in considerazione di questa figura femminile ha pervaso il pensiero di una certa ambivalenza, da un lato una figura accattivante e timida, dall’altro semplice ed esotica, senza bisogno di alcun particolare oggetto di scena. Se questo era parte integrante della sua natura, altrettanto lo era il suo disturbo bipolare, combattendo tutta la vita contro i suoi demoni interiori in un’epoca dove lo stigma delle malattie mentali era ancora molto forte; questo mi ricongiunge alle prime ricerche che sono state individuate per lo sviluppo di questa collezione. Proveniente da una famiglia di campagna, essa aveva un forte rapporto con la natura tanto che non trovava alcun problema nel denudarsi in pubblico per sentirsi libera. Questa sua peculiarità riporta ad una ricerca sul rapporto uomo natura che viene riportato anche da Juan Gatti nelle sue opere, intersecando anatomia e natura, portandomi dunque allo sviluppo di texture personali, estrapolando elementi diversi del corpo umano per poi congiungerli insieme attraverso i volumi ripresi dalle deformazioni ossee che comportavano i corsetti bondage usati dalla diva durante i suoi scatti ma non solo.
Un attento studio sulla moda di questi due periodi storici, ovvero gli anni 40/50 ha aiutato nel tradurre nuovi stili di taglio e volume, rapportandoli comunque a quello che è il concept in sé per se, ossia l’individualizzazione di una donna che indica allo spettatore di guardare oltre l’anatomia di superficie, introducendo una carica di femminilità precedentemente inedita.
La scelta della palette colori riprende quelli che sono presenti in natura, in particolare il verde che fa da aggancio e contrasto per tutta la collezione, ma anche colori accesi e vibranti che danno la sensazione di una infatuazione dovuta a medicinali non idonei, alterando completamente quelli che sono i colori del corpo umano. Attraverso questa lunga documentazione, la scelta dei materiali e delle lavorazioni è emersa da quelli che sono gli abiti di scena e di vita quotidiana di Bettie Page, che era usuale cucirsi da sola, anche con materiali incongruenti tra di loro; ecco perché l’organza, le pelli e l’Alcantara, mixati con incisioni a laser che riprendono un po’ l’anatomia tradotta sotto il mio punto di vista grafico ed illustrativo, cercando di emanare un’aura dì realtà ma sensuale allo stesso tempo.
The idea originates from an accurate analysis of the medical and health system of the Victorian Age. I came to the first conclusion that the figure of the doctor was considered primarily as a demonic figure, and not as a “positive healer” placing myself into the role of a potential patient and consulting historical findings that have come down to us. With the overcoming of empirical knowledge of the era, which in the past was linked to superstition, there were turning points such as the discovery of new vaccines to put aside the use of substances considered nowadays narcotic, which often brought hallucinations to the patient, deforming anatomically the figures that were shown to him. The demonic aspect of this first part has brought me to choose bio plastic as one of the first materials used in the collection. From Dante’s description of Lucifer in the Divine Comedy I tried to recreate a texture reminiscent of human tissue to introduce into the accessory as a reference to a guiding demon. By continuing the investigation of the project, we reach the study of the first anatomical illustrations of vivisection of the human body that aided me in the development of personal textures, shapes, and volumes. I also did research through the decades of the previously mentioned illustrators that marked the era. In the 50’s Frank Nette was dominant in all medical books thanks to his anatomical illustrations. This artist made me reflect on the primordial value of illustration, which is used to clarify a subject, and which can be considered useless if it cannot solve medical problems. I suppose that medical illustration stimulates a strong emotional reaction and contemporary artists have realized its power, recreating a balance that fluctuates between technique and idea and aims to reinterpret anatomy in order to know ourselves. Fernando Vicente, a contemporary artist, approaches Netter’s idea of medical illustration by incorporating its elements to transpose them into the female body, giving it a strong sensuality and erotic charge. Thanks to the influence of these two artists, I have identified a female model for the development of the collection, which in this case is Bettie Page, with her mysterious aura that hovers around her since her early beginnings considered scandalous by the press. The popularity of this feminine figure has led the contemporary to have an ambivalent thought about her, she was considered both captivating and shy on the one side and simple and exotic on the other without needing any spectacular objects. If this was part of his nature, so was his bipolar disorder in fact he fought all his life against his demons in a period where the stigma of mental illness was still extraordinarily strong, and this reconnects me to the first research that I have found for the development of this collection. Born into a country family she had a deep relationship with nature to the point that she had no problem in denuding herself in public to feel free. This peculiarity relates to the research on the relationship between man and nature that it is also shown by Juan Gatti in his works combining anatomy and nature. This analysis allowed me to develop personal textures by extrapolating several elements of the human body in order to join them together through the volumes taken from the bone’s deformations caused by the bondage corsets used by the diva during her shots and also for other occasions. Through a careful study of the trends of these two historical periods, the 40s and 50s, it was possible to interpret new models in terms of shape and volume, relating them, however, to the concept itself. The concept expresses the point of view of a woman that can individualize herself and suggest to the observer to look beyond the superficial and external appearance. In this way she introduces a feminine charge never seen before. The choice of the palette of colours includes those that are available in nature, specifically the green that acts as a link and contrast for the whole collection, but also bright and vibrant colours that give the feeling of an illusion due to inappropriate drugs that completely alter the colours of the human body. During this period of research, the choice of materials and manufacturing techniques were inspired by Bettie Page’s daily life and stage clothes, which she used to create for herself, even with incompatible materials. This explains the use of organza, leather and Alcantara, which I mixed with laser engravings that reflect the anatomy of Bettie Page from my graphic and illustrative point of view, trying to spread an aura of reality but at the same time of sensuality.
Moodboard
line up