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Talents 2022

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ANGELA IZZO

Dal titolo dell’opera “i miei balli plastici” 1918, olio su tela. Il punto di partenza della mia ricerca sono stati gli abiti e costumi circensi, da qui il collegamento con Depero é giunto naturale. La sua chiave ironica e colorata ha particolarmente colpito la mia attenzione. Ho approfondito i miei studi sulle opere di quest’ultimo, fonte di ispirazione per numerosi intarsi, e mi sono ricollegata al movimento futurista di cui faceva parte. I concetti principali presi in esame sono il 3D e il colore. Per quanto concerne il primo, é stato ripreso mediante intarsi e giochi di lavorazioni, il secondo invece tramite accostamenti e tonalitá cromatiche forti e decise. I “movimenti plastici” mi hanno riportato subito a tessuti rigidi e corposi, quali faille doppiati, organze, taffetás, doppi rasi e crinoline per dare sostegno , conferendo così un aspetto rigido, quasi “plastico”. Punto focale della mia collezione é stato lo studio di lavorazioni e intarsi, un gioco che inganna l’occhio. Accostamento tra linee pulite anni 60, approfondimento su Couregges e Cardin, e elaborate e drammatiche lavorazioni, talvolta il trompe-l’oeil, altre volte creando pattern bordati da sbiechi. In conclusione: Ciò che più mi preme raccontare nella mia collezione è il concetto di felicitá e allegria, un racconto leggero e spensierato

From the title of the work “I MIEI BALLI PLASTICI” 1918, oil on canvas. The starting point of my research was the circus clothes and costumes, so the connection with Depero has come natural. His ironic and colorful key particularly caught my attention. I deepened my studies on his works, a source of inspiration for numerous fabric inlays, and I connected to the futurist movement of which it was part. The main concepts examined are 3D and colors. As for the first, it has been resumed by fabric inlays and fabric processing, the second through strong and decisive combinations of colors and particular chromatic shades. The “plastic movements” immediately brought me back to rigid fabrics, such as doubled faille, organze, taffetás, double rases and crinolines to give support, giving the fabric a stiff and rigid apparence, almost “plastic”. The focal point of my collection was the study of fabric process, embroidery and inlays, a game that deceives the eye. Juxtaposition between clean lines of the 60s, in-depth study of Couregges and Cardin, and elaborate and dramatic fabric process, sometimes trompe-l’oeil, other times creating patterns finished by bias. In conclusion: What I want to tell in my collection is the concept of happiness and joy, a light and carefree story

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